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La celata chiave per la crescita, ovvero la grande spaccatura delle aziende italiane - parte 1 di 2

Esiste una spaccatura molto forte tra le aziende italiane, ma sono in pochi ad averlo notato.

Identificare questa scissione, che separa in modo netto aziende molto simili sulla carta (magari anche concorrenti tra loro) è il modo più semplice per individuare, in un contesto incerto come quello che stiamo vivendo, chi sopravviverà e chi crescerà davvero. A pensarci bene è strano che questo fattore differenziante non sia chiaro a tutti, dato che - una volta individuato - lo si riscontra in tutte le categorie di aziende, a tutte le latitudini, a prescindere dal settore, dalla dimensione o dal contesto esterno.
In sostanza, vedremo come esiste una caratteristica nascosta nelle aziende davvero solide, cioè in quelle aziende che possono permettersi di progettare il loro futuro.

L'obiettivo di questo articolo è di evidenziare questa caratteristica fondamentale, e fornire un supporto concreto a chi desidera aggiungersi alla categoria dei prossimi vincenti.

Partiamo quindi, chiedendoci...

Come si realizza un grande progetto?

Immaginiamo di ricevere da un emiro il compito di realizzare un ponte che collega due isole artificiali, entro un tempo prestabilito.

Cosa dovremmo fare?

Di certo dovremmo farci un'idea di cosa vuole il nostro committente, cioè di quei requisiti indispensabili che potranno soddisfare il nostro cliente, e che non potranno mancare. Solo dopo averli individuati e messi per iscritto, magari anche dopo averli fatti ri-approvare dal cliente stesso, potremo iniziare a contattare qualche prestigioso architetto, per farci fare un progetto.
A questo punto sarebbe necessario contattare almeno due o tre architetti noti e qualificati, e fornire loro tutti i dati necessari per realizzare un modello ed un preventivo di spesa per ciascuno. Dopo aver confrontato tutti i preventivi e tutti i modelli, sarebbe necessario scegliere il vincitore della gara e stabilire un vero e proprio budget di spesa.

Ma a questo punto avremmo realizzato solo metà del nostro lavoro.

Da qui in poi, sarebbe necessario un monitoraggio continuo dei costi effettivi, per individuare subito gli eventuali imprevisti e capire come gestirli senza compromettere la riuscita dell'intera iniziativa: del resto, un ponte acquisisce una determinata utilità solo se è completo al 100%, e non sarebbe ipotizzabile arrivare alla data di fine lavori con un ponte completo al 96%. Consegnare in ritardo sarebbe come aver fallito l'obiettivo.
Perciò, per essere sicuri di portare a termine il nostro compito entro i tempi stabiliti, dovremmo fare un grande uso di tabelle di confronto, di consuntivi, di conti economici previsionali e di grafici di pianificazione dei lavori: in questo modo potremmo ottenere una maggiore consapevolezza della nostra situazione, e farci un'idea di cosa ci aspetta dal futuro a breve termine.
Possiamo immaginare di dover realizzare un ponte immaginario, uno stadio, un sottomarino atomico, o qualsiasi altra opera colossale, ma in tutti i casi dovremmo affrontare un processo di questo tipo:
  1. Individuare specifiche e requisiti;
  2. Trovare alternative;
  3. Confrontarle;
  4. Scegliere l'alternativa migliore;
  5. Monitorare l'avanzamento;
  6. Gestire gli imprevisti;
  7. Valutare la realizzazione finale.

L'aspetto interessante di questo semplice esercizio mentale è che, una volta astratti i passaggi per realizzare un progetto, questi possono essere applicati in pressochè qualsiasi ambito.
Che si tratti di voler dimagrire, di voler imparare una nuova lingua o sviluppare una nuova linea di business, è facile capire come questi passaggi universali siano il modo migliore per raggiungere i propri obiettivi.
Infatti, questi step permettono non solo di pianificare ciò che dovrà essere fatto, quante risorse costerà ed entro quando potrà essere realizzato, ma anche di capire in che direzione si sta andando durante la realizzazione (la fase più delicata).

Perchè abbiamo immaginato di dover realizzare un ponte?

Immaginare di dover coordinare la realizzazione di una grande opera è un buon modo per rendersi conto del grande lavoro di pianificazione, schedulazione, stima di tempi (e costi) e monitoraggio costante, attività necessarie per il compimento di qualsiasi obiettivo o progetto degno di nota. E la crescita di un'azienda è di certo un progetto degno di nota.
Potremmo quindi dire che le aziende vincenti sono quelle che consegnano il ponte in tempo, cioè quelle che portano a termine i loro obiettivi (seguendo la scaletta appena creata), ma credo che fermarci qui sarebbe riduttivo.

Infatti, se è vero che le aziende vincenti raggiungono i propri obiettivi nel lungo termine, è altrettanto vero che chiunque può raggiungere i propri obiettivi, se posti sufficientemente in basso. è possibile raggiungere tutti i propri obiettivi e fallire comunque, se questi non sono ben calibrati. E poi è anche possibile sbagliare obiettivi, fissarne di irraggiungibili, e fallire tentando di raggiungerli.
Quindi, la grande spaccatura tra le aziende italiane di oggi non è solo tra chi riesce a raggiungere i propri obiettivi e chi non ce la fa, ma anche tra quelle aziende che sanno quali obiettivi porsi, e come assicurarsi di essere nella retta via, cioè verso il loro compimento.

Non solo capiscono di dover realizzare un ponte, ma sanno come farlo, quanto costerà, in quanto tempo sarà pronto, e riescono a realizzarlo come da progetto.
Per capire meglio il perno attorno a cui ruota tutto il nostro ragionamento, dobbiamo addentrarci un pochino di più nel complesso sistema-azienda, cioè nella fitta rete di concatenazioni di causa-effetto tra persone, processi, risorse, tempi e progetti che caratterizzano la vita di un'azienda che non solo vuole sopravvivere, ma anche crescere ed affermarsi.

Il sistema complesso

È importante notare che la sopravvivenza di un'azienda è un processo molto più complesso della realizzazione di un ponte immaginario: un processo molto articolato, che unisce la gestione degli affari correnti al costante sforzo per la creazione di nuovi vantaggi competitivi.
Infatti, a prescindere dalle dimensioni, l'azienda è un sistema complesso.

Un sistema in cui gli elementi che lo compongono sono in forte relazione tra di loro (e spesso in opposizione), ed anche una piccola variazione può innescare un effetto domino, con risultati visibili sul sistema stesso.

Come avviene per un ecosistema, in cui il calo degli individui di una singola specie può mettere a rischio l'intera catena alimentare di tutte le specie che vi abitano, anche all'interno dell'azienda un singolo calo di performance di un singolo reparto, può causare una concatenazione di conseguenze disastrose. Viceversa, un aumento delle performance dei reparti strategici, può dare ossigeno a tutta la struttura, per via della complicata concatenazione di rapporti che intercorrono tra i reparti, e tra le persone stesse.

Pertanto, per innescare un percorso di crescita sul lungo periodo è necessario mappare la complessità della propria azienda trasformandola in processi ben chiari e identificati, monitorabili dall'esterno.
Infatti, è proprio in questa complessità che aspetti come la pianificazione ed il controllo costante assumono un ruolo determinante per la sopravvivenza nel lungo termine: le aziende vincenti nel lungo periodo hanno una consapevolezza totale dei loro mezzi, della loro situazione contingente e dei loro obiettivi.

La grande spaccatura delle aziende di oggi è quindi sui dati: le aziende che avranno la possibilità di crescere nel lungo periodo sono quelle che hanno compreso la loro complessità, e hanno strutturato sistemi per ottenere con rapidità tutti gli indicatori chiave (i famosi KPI) del loro business.
Queste aziende vincenti hanno una visione del futuro, e si adattano in fretta: effettuano simulazioni, dettano i propri ritmi, misurano con costanza i risultati, li confrontano con le previsioni e prendono in rapidità le decisioni. L'imprenditore vincente sa cosa deve fare e quando farlo, quindi può permettersi il lusso di delegare il resto al personale preposto, responsabilizzando i collaboratori ma senza sovraccaricarli, perchè ha pianificato con precisione non solo le attività, ma anche le risorse necessarie per realizzare le attività stesse.

L'altro lato della medaglia

Ritengo che sia insufficiente concentrarsi solo su chi sopravvive, senza prestare attenzione a cosa accade a chi soccombe.

Vediamo quindi ciò che si verifica nelle aziende dell'altro tipo, cioè quelle che non possono leggere la loro situazione dagli indicatori.

Nelle aziende destinate a soccombere, si ha un approccio molto più emotivo: l'imprenditore, preso dalla foga del momento, fa progetti mirabolanti, senza tenere conto dei propri mezzi. Sottostima i costi e soprattutto i tempi, non sceglie i partner più adatti per i propri progetti e finisce col compromettere non solo la riuscita dei progetti stessi, ma anche la gestione degli affari correnti. Delega nel modo sbagliato (puoi sapere cosa ne penso in questo articolo), quindi finisce con l'essere deluso dalle persone che gli stanno attorno, che – a suo dire – non si impegnano come dovrebbero, e viene temuto dagli stessi collaboratori, i quali si limitano ad eseguire i propri compiti come burattini, per paura delle ripercussioni.
Anche in questo articolo voglio tornare sul tema dell'eterogenesi dei fini, ovvero questo strano fenomeno per cui le azioni intraprese per realizzare un obiettivo prefissato, finiscono invece con il generare effetti collaterali concatenati, che a loro volta compromettono l'obiettivo stesso.
Ne parlo molto spesso, perchè ritengo che sia la condizione in cui versano migliaia di aziende al giorno d'oggi, le quali si pongono l'obiettivo di migliorare la loro condizione attuale, magari cambiando gli strumenti ed i sistemi con cui lavorano, e finiscono con il peggiorarla. Non è infrequente sentire storie di imprenditori che chiudono bottega perchè abbandonati dai propri dipendenti, o di colossali iniziative di marketing che finiscono col drenare l'ossigeno necessario per mandare avanti i lavori, oppure di reti commerciali che abbandonano l'azienda perchè non ha sufficiente capacità produttiva. è in casi come questi che si capisce, a posteriori, l'importanza di avere consapevolezza dei propri mezzi.

Avere in mano tutti i numeri determinanti per la propria azienda si traduce in consapevolezza dei propri mezzi (razionalità, in un certo senso), che è l'elemento fondante per il raggiungimento dei propri obiettivi: in questo modo non solo è possibile raggiungere gli obiettivi fissati, ma anche innescare un ciclo virtuoso, non fermandosi mai.
Ma è qui che la situazione si complica: aver compreso di cosa si ha bisogno non significa di certo sapere come ottenerla.

La promessa di questo articolo

Siamo persone concrete, imprenditori che vogliono migliorare la condizione della propria azienda, e, di riflesso, della propria vita. Pertanto, ritengo che un taglio pratico possa essere la scelta migliore.
L'obiettivo di questo articolo non era teorizzare l'azienda perfetta, operazione di per sè tanto semplice quanto inutile, bensì individuare delle azioni concrete da poter effettuare per migliorare da subito la condizione della propria azienda.
Ho voluto complicarmi la vita indicando una serie di domande fondamentali, che potranno aiutare chiunque voglia fare chiarezza sulla situazione della propria azienda, con il fine di trasformarla in un'azienda vincente nel lungo termine.

Ogni domanda può essere declinata in uno o più indicatori numerici, che possono essere scritti nero su bianco per tenere sotto controllo la propria azienda.
Nel prossimo articolo tratteremo quindi le cinque domande fondamentali per il controllo della tua azienda: vedremo quali sono queste domande, perchè sono così importanti e come possono essere trasformate in veri e propri KPI.

E poi vedremo una piccola sorpresa.

Resta aggiornato su questo blog, presto potrai vedere come aumentare il controllo della tua azienda con cinque semplici indicatori (e scoprire la sorpresa).


A presto,
Filippo Biasiolo




di

Filippo Biasiolo


Pubblicato il 18/11/2020.

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